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Non ho alcun dubbio o difficoltà ad individuare nell'opera de Antonio Carlos Brasileiro de Almeida Jobim "Tom Jobim" la massima espressione della musica popolare brasiliana del ventesimo secolo, quell'espressione che le ha impresso in modo definitivo quelle caratteristiche di modernità che la contraddistinguono in tutto il mondo.

Con Jobim, il termine "popolare" assume un'accezione polivalente, metabolismo fra il folclorico ed il colto, una categoria che diventerà peculiare ad un certo filone della musica brasiliana delle generazioni a lui successive.

E' certo che Jobim, innanzi tutto, ha impiegato la chiave lasciata in eredità da Heitor Villa-Lobos per penetrare a fondo nell'area vergine della Terra Brasilis, così come si è nutrito dei frutti prodotti da predecessori illustri quali Pixinguinha, Ari Barroso e Dorival Caymmi. Spirito libero, sensibile al nuovo e privo di "pudore" nazionalistico, ha assimilato in particolar modo la canzone e il jazz nord americano degli anni 40 e 50, mantenendosi, però, saldamente ancorato al samba e alle spiagge di Rio de Janeiro.

in una vera e propria, nonché straordinaria congiunzione astrale, il talento compositivo di Jobim incontrerà il genio interpretativo di Joao Gilberto, la cui chitarra e stile vocale andranno a fondersi in quel prodotto di estrema e radicale originalità, nella configurazione più specializzata dell'identità musicale brasiliana mai realizzata, che si imporrà al mondo con il nome di Bossa Nova.

Da musicista brasiliano in "esilio" europeo pago con questo "O Tom Brasileiro" - voz e violão - il dovuto e sentito tributo, l'ennesimo, lo so bene, ma per alcuni di noi, non credo si possa (o si debba) farne a meno...

Luiz Lima
Firenze, novembre 2005